martedì, novembre 13, 2007

...but i'm a creep.

"perchè i radiohead sono il gruppo più importante al mondo." così esordisce l'accurato articolo di rumore di novembre sul gruppo di oxford...dopo un pò di ascolti che dire, faccio sempre fatica ad inquadrare questa band. prima la famosissima scelta del download su offerta e poi via alla c.d. rivoluzione copernicana del mercato discografico. anch'io come molti detrattori ho pensato subito:"ecco, ora ci guadagnano sia con il download a bitrate di qualità non eccelsa (scelta forse dettata dal fatto, come mi dicono, che il formato a 160 kbps è il più compatibile qualità/peso per i vari lettori mp3 piccoli e grandi), sia con il cofanetto celebrativo a prezzo spropositato (40 sterline, quasi 60 euro mi pare) e sia, fra qualche mese, quando il cd uscirà in formato standard nei negozi (e qui rientra dalla finestra la casa discografica messa alla porta prima)." comunque vada per loro sarà un successo e i rischi -come prevedibile il 2/3 dei download sono stati effettuati gratuitamente, come dire: fans sì, ma mica scemi!- sono stati ridotti ai minimi termini tenendo il piede in 10 scarpe. fatto sta che è passato il messaggio: abbiamo bypassato le major discografiche, ci rivolgiamo direttamente all'ascoltatore. da oggi in poi il mercato dell'industria discografica non sarà più lo stesso. geniale. zero rischi (anzi probabile incasso duplicato) e credibilità alle stelle. ma lo stupore a questa trovata ha un pò distolto l'attenzione sul fatto se in rainbows sia effettivamente un bel disco oppure una lagna svenevole più di altre. a priori e dopo un ascolto distratto propendevo per la seconda. non sono mai stato un fan dei radiohead, ma ho apprezzato parecchio qualche loro uscita (non le prime due), forse non ho mai sopportato la faccia di tom yorke o quelli che "esistono solo i radiohead e poi basta", chissà...comunque...fa un pò ridire leggere la dicitura "autoprodotto" sulla recensione di questo album nelle riviste specializzate. detto questo, alla fine, e tolta tutta la crosta finto-d.y.i., in rainbows complessivamente mi piace (la parte centale/finale notturno-dilatata è notevolissima, si prenda un brano come house of cards). nulla di sperimentale, tutto collaudato intendiamoci. però diciamo che in rainbows potrebbe essere la summa di tutto quello che si è amato o odiato (a seconda dei gusti) dei radiohead sino ad ora, tanto che si moltiplicano le voci (infondate, alla fine) che vedrebbero il gruppo sull'orlo delllo scioglimento (vedi la scritta "give up" alla fine del video su radiohead.tv). un'altra cosa che farà nascere ipotesi e congetture, gonfiando l'aurea oramai mitica della band da un lato e l'accusa di essere degli impostori, ma di talento, dall'altro.

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